È Filippo Falco il nuovo ospite di YTalk Sport. Nel corso della video intervista, l’ex fantasista di Lecce e Benevento ha parlato della sua esperienza alla Stella Rossa di Belgrado, del rapporto con Diego Falcinelli e Dejan Stankovic, senza dimenticare gli ultimi campionati italiani vissuti tra Serie A e B.

Pippo Falco a YTalk Sport

Dalle differenze con l’Italia a ciò che lo ha spinto a scegliere la Stella Rossa di Belgrado: “È una mentalità un po’ diversa rispetto all’Italia, mi sto abituando, ovviamente ci sono un po’ di difficoltà con la lingua. Per il resto ho trovato un bel gruppo, mi hanno accolto benissimo e sono molto contento. Sta andando abbastanza bene in generale, il Covid non mi ha aiutato. Me l’ha passato proprio Diego (Falcinelli, ndr), mentre eravamo a Milano in camera insieme. Lui l’ha incubato, poi me l’ha passato. Fortunatamente sia io che lui lo abbiamo avuto abbastanza lieve: i primi giorni mal di testa fortissimo e muscoli a pezzi, ma il problema è stato più dopo, perché c’è voluto circa un mese per ritrovare una buona condizione.

Il primo trofeo all’estero? Anche se sono arrivato a gennaio, è una soddisfazione importante, non è da tutti vincere uno Scudetto. Adesso abbiamo anche la possibilità di vincere la Coppa di Serbia, il 25 maggio. Qui sono 15 anni che non fanno la doppia corona, che significherebbe vincere Scudetto e Coppa di Serbia, quindi speriamo di riuscirci.

Il mio rendimento? L’ambientamento all’inizio, il Covid, mi hanno un po’ condizionato. Poi sono rientrato e ora ho fatto 4 gol nelle ultime 5 partite, tra campionato e coppa.

La mia scelta? A gennaio mi è stata data quest’opportunità di andare alla Stella Rossa e avevo pensato fosse il momento di lasciare un po’ l’Italia per fare un’esperienza all’estero. Per una questione di vita, imparare altre culture e conoscere un nuovo calcio. Le mie abitudini qui? Quando sono arrivato a gennaio faceva molto freddo, -6 o -7 gradi tutti i giorni, l’ho sofferto un po’. Da marzo mi sto godendo la città, perché è fantastica, c’è un bel clima e in questi giorni ci sono 30 gradi. In Serbia vivono il calcio molto più serenamente, mentre in Italia ci sono più regole, più ritiri. Qui si vive più serenamente, come bisognerebbe vivere il calcio.

I tifosi della Stella Rossa? Sono una grande tifoseria, ma nella vita di tutti i giorni vivono il calcio più serenamente.

Il sogno Champions? Sarebbe un sogno che si avvera. Non è da tutti: abbiamo i preliminari ed entrare nei gironi di Champions sarebbe una soddisfazione incredibile, perché ti permetterebbe di giocare 5-6 partite della fase a gironi di Champions.

Chi mi ha convinto a venire a Belgrado? Il mister (Stankovic, ndr) mi ha chiamato una volta, mi ha spiegato un po’ il progetto e ho detto subito di sì. Diego non lo conoscevo di persona, ci avevo solo giocato contro qualche volta, l’ho sentito una volta ed è stato più facile ambientarmi qui con loro. Stankovic è un grande motivatore, è un ottimo allenatore e credo abbia un grande futuro davanti. Non so se andrà via in estate, sono valutazioni che spettano a lui e alla società. Nel calcio mai dire mai.

Un mio ritorno in Italia? Sinceramente non ci penso, ho firmato un contratto lungo con la Stella Rossa e penso ad affermarmi qui in Serbia. Al momento non mi pongo ad altre soluzioni.

La stima di mister Benny Carbone? Vivo il calcio così: se non mi diverto non riesco a fare quello che mi piace. Se sono messo in mezzo a delle tattiche particolari non riesco ad esprimermi. Ogni giocatore ha le sue caratteristiche e deve essere libero di esprimerle sul campo. Se un allenatore non lascia esprimere al meglio un suo giocatore, non è un grande allenatore. Qui a Belgrado noi giochiamo con il 4-3-3 o 4-2-3-1, con il mister che ha portato un calcio europeo e anche un po’ italiano. Stankovic mi lascia libertà, ma chiaramente nel calcio di oggi bisogna fare entrambe le fasi.

L’allenatore che mi ha cambiato? Sicuramente Liverani, perché mi ha fatto crescere sotto tutti i punti di vista. Soprattutto sotto il profilo mentale, mi ha fatto capire l’importanza dell’allenamento e mi ha fatto credere tantissimo in me stesso. Il Lecce del presente? Mi dispiace che non abbiano centrato la promozione diretta, mi dispiace per i miei ex compagni di squadra, perché potevano davvero portare il Lecce in Serie A nelle ultime giornate. Per i tifosi nutro grande effetto, nonostante qualche critica quando me ne sono andato. Ma nel calcio non si sa sempre tutto, quindi non mi sono lasciato benissimo con loro. Spero davvero che salgano in Serie A.

Il Taranto? Lo seguo e spero che quest’anno sia davvero quello buono per salire, perché non merita di rimanere in quella categoria. È una piazza che meriterebbe di fare almeno tutti gli anni la Serie B, quindi spero davvero che riescano a salire.

L’annata del Benevento? Anche lì ho lasciato un pezzo di cuore, c’è gente che merita la Serie A. Hanno fatto un grandissimo girone d’andata, poi il girone di ritorno non è stato all’altezza. Credo ci siano ancora i margini per salvarsi, anche se domenica quell’episodio contro il Cagliari avrebbe potuto cambiare il campionato. Spero davvero riescano a centrare la salvezza perché la società e i tifosi se lo meritano.

Differenze col calcio italiano? Sicuramente c’è molta meno tattica, è un calcio diverso. Noi giochiamo un calcio europeo, le altre non sono molto accorte in fase difensiva, concedono un po’ di più. Non ho trovato le strutture che ci sono in Italia, ma un tipo di calcio diverso sicuramente.

Il rapporto con Falcinelli? Abbiamo giocato poche partite insieme, per tanti motivi. Qui c’è la regola degli stranieri per quest’anno: possono andare in lista massimo 4 stranieri, quindi ci alterniamo e cerchiamo di giocare un po’ tutti. Con Diego c’è un bellissimo rapporto comunque, ci troviamo benissimo insieme, passiamo tanto tempo insieme.

Obiettivi futuri? Nonostante un anno così stressante dal punto di vista fisico, credo che bisogna sempre avere degli obiettivi, perché ti tengono vivo. Voglio vincere un’altra coppa con la Stella Rossa il 25 maggio e poi, magari, esordire in Champions League.”

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Nato ad Avellino il 26 dicembre 1996, ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze della Comunicazione e attualmente studia Corporate Communication e Media presso l'Università degli Studi di Salerno. Giornalista pubblicista dal 30 settembre 2020, ama, segue e pratica lo sport più bello del mondo.