Paola Saulino a YSport: “Vi racconto chi sono. Tour? Si, ma solo se…”

Paola Saulino: il nome vi ricorderà sicuramente qualcuno. La ragazza diventata virale dopo il famoso Tour per il Referendum Costituzionale dello scorso 4 dicembre. La bella Paola dopo la promessa a chi avrebbe votato no divenne famosa in tutto il mondo. Promessa poi mantenuta, ma che ha lasciato strascichi indelebili nella sua vita. Adesso Paola è una delle influencer più seguite su Instagram, e ha fatto di quell’esperienza virtù, diventando molto popolare soprattutto tra gli appassionati del mondo del calcio.

L’abbiamo ascoltata ai microfoni di YSport, e durante l’intervista è venuta fuori una donna determinata, che nasconde un lato di sé invisibile al guardarla con occhi superficiali soltanto nei suoi format sui social network.

Paola Saulino, diventata virale grazie al Tour dopo il Referendum. Ma tu, in realtà, hai iniziato da giovanissima a coltivare la passione per il calcio…

“La prima cosa che ho fatto in assoluto sul calcio è stata fare la co-conduttrice in trasmissioni sul Napoli nelle reti locali. Andavo al liceo, ero minorenne, e la mia prima esperienza l’ho trascorsa a Tele A in quel di Napoli. Mi hanno scoperta a San Giorgio a Cremano mentre camminavo, stavo andando a prendere la Circumvesuviana e mi hanno fermato. Mi approcciai al mondo del calcio, ma non avevo molte competenze. Quell’anno imparai tante cose circa il Napoli, eravamo in Serie C. C’erano i vari Capparella, Maldonado, Gatti e venivano ospiti in trasmissione. Ero una ragazzina che si avvicinava a questo mondo senza sapere nulla. Quello è stato il primo input che mi ha fatto avvicinare al Napoli, ma devo dire che in famiglia mi avevano già trasmesso la passione. Sono l’unica femmina tra fratelli maschi, poi ho uno zio tifosissimo. Ho mangiato pane e Napoli fin da bambina. Il momento che mi ha colpito di più è stato proprio durante gli anni del Liceo. C’era un funerale del padre di un mio compagno, ovviamente tifoso del Napoli. Durante la Messa funebre si parlava del Napoli e della partita come se nulla fosse. E io mi domandavo… ma è possibile parlare di calcio e del Napoli a un funerale? Sì, è possibile. A Napoli il calcio fa parte della vita, della morte, della circostanza quotidiana. Ed è lì che capii che ha un grande valore”.

Il tuo target di pubblico è prettamente maschile. Una scelta ben precisa, quella di sfatare i tabù legati ad argomenti piccanti.

“Si, parlando di sesso e di sessualità, io che sono una ragazza normale. Ho cercato di scardinare delle cortine dorate di perbenismo e falsa etica a modo mio. Probabilmente ci sono riuscita solo in parte. È arrivato un messaggio sicuramente più sconcio, ma era inevitabile. Dietro però c’è un intento sociale: quello di evolvere l’idea della sessualità femminile. Io sono per la freedom sexuality. Ma va bene così e non me ne pento. Non sputo nel piatto dove sto sto mangiando ancora. Il mio pubblico è prettamente maschile perché le donne non hanno ancora il mio coraggio, quello di mostrarsi per quello che sono realmente”.

In una società maschilista la donna che si esprime in determinati gesti è vista in malomodo. Come stai combattendo questi pregiudizi?

“Ci sto provando. Nella vita vince chi non smette di provarci. Perde chi si stanca prima. Vince chi si rialza. In qualche modo sto vincendo, sto combattendo la mia battaglia personale. Mi considero una capostipite di un nuovo genere. Sto creando una categoria, un target totalmente nuovo. Il percorso è ancora lungo perché spesso non vengo capita. Ho notato che la donna, soprattutto in televisione, ha fatto delle scelte discutibili dietro le quinte ma pone una facciata di perbenismo falsissimo. È questa idea di falso perbenismo che a me sta sulle balle e che vorrei scardinare. La donna risulta sempre un esercizio fisico. Deve deliziare l’occhio dell’uomo, deve essere vestita bene, con un paio di gambe da fuori e stop. Non esiste un personaggio mediatico femminile alla pari di Checco Zalone o Pio e Amedeo, che hanno costruito imperi artistici e mediatici sull’ignoranza. Alla donna non è concessa questa cosa. Io che sono una donna e parlo di sesso, sono stramba. Vengo ritenuta volgare mentre il mio simile maschile, che parla degli stessi argomenti, risulta essere simpatico”

Anche le donne, però, non riescono a concepirlo…

“Tutte le donne hanno gli stessi pensieri. La differenza è che io sono stata coraggioso e ho tirato fuori il mio io. La porcaggine della donna può arrivare molto più lontano di quello dell’uomo. La donna vuole sentirsi legittimata, sentirsi parte di un gregge. Io sono una come tante, non sono l’unica a pensare e a raccontare fantasie sessuali”.

Parlando di calcio, invece, come vedi Ancelotti allenatore del tuo Napoli? Come valuti il cambio alla guida tecnica dopo gli anni con Sarri?

“Penso che Ancelotti sia il miglior acquisto che abbiamo fatto. Speriamo che Carlo ci possa portare di nuovo alla Golden Age già conosciuta in passato. Il Napoli è il Napoli, una squadra fortissima. I napoletani non dimenticheranno mai Sarri. Maurizio ha fatto tantissimo, è stato Caronte, un trascinatore. Ha preso il Napoli in una situazione non facile e l’ha riportato in auge. Fa parte della consacrazione del Napoli, seppur gli sia mancato il trofeo. Il concetto di Sarri è nel cuore dei napoletani. Eviterei paragoni, si sbaglierebbe già solo a pensarlo. Sono due storie totalmente diverse. Sarri non aveva un curriculum, è nato con il Napoli. È uno di noi, uno che si è messo in gioco, è un’altra storia umana rispetto ad Ancelotti che arriva qui con un curriculum colmo di vittorie. Non vorrei paragonarli”.

Considerata la tua professione e il tuo stile, sarai spesso a contatto con i calciatori…

“Conosco molti giocatori. Sono loro che mi cercano, si può creare un’amicizia, niente di particolare. Io non attiro proprio nessuno, sono ragazzi come tutti gli altri. Se poi ci si incontra perché si frequenta lo stesso gruppo di amici o lo stesso locale è normale. Parlo con loro. Mi piace la parte umana del calcio. Mi piace il ragazzo forte, ho bisogno di essere sovrastata. I calciatori mi hanno insegnato la semplicità di avere una giornata scandita, di andare ad allenarsi, di avere la mancanza della propria famiglia. Di essere legati alla mamma e al papà. Mi sono appassionata a queste cose umane. Cerco di mettere in mostra il lato umano del calcio, è quello che più mi appassiona”.

Da Napoli, però, ti sei trasferita a Roma.

“Io vivo a Roma, conosco molto di più quelli di Roma e Lazio, perché è casa mia. Napoli è una città abbastanza chiusa mentalmente, non mi sono trovata bene. Una come me, ribelle, è sempre un soggetto difficile da capire. Ho sofferto molto, non mi è stata data alcuna opportunità. A Roma sono diventata grande, vivendo da sola, battendomi da sola, è la città dove sono cresciuta, è meno provinciale. Non ho parenti qui, mi sono sentita interiormente più libera di agire e di mettermi in gioco e pian piano sono diventata più popolare, ho frequentato ambienti che più mi si addicevano”.

Come nascono i tuoi format?

“Nascono nella maniera più semplice possibile, non c’è una progettazione dietro. Sono autrice dei miei format. Non c’è nessuna struttura studiata. Nei miei format c’è il calcio, ci sono tecnicismi, l’idea è di sviluppare un calcio a modo mio. Mi piace inscenare come attrice/giornalista un format recitato sul calcio umano con una presa ironica. È bello giocare sul detto non detto e sui doppi sensi. Il “Fallo della Settimana” ne è un esempio”.

Com’è stata l’esperienza del Tour? Ora ce la racconti un anno dopo…

“È stata anche drammatica sotto alcuni punti di vista. Mi sono divertita, ero una pazza scatenata, stavo fuori di testa. Non rinnego niente, ma mi ha devastato il clamore mediatico. Articoli su giornali di tutto il mondo, anche prepotenti. Sono stata bombardata, quasi mi mancava l’aria. Ma ho portato avanti con coraggio la mia missione. Non è bello vedere la sofferenza dei tuoi. Ovviamente non erano d’accordo con quello che facevo. Quando è finito ho rivalutato la mia vita, la mia struttura di priorità”.

Dalle tue parole si evince che non ci sarà nessun nuovo tour in programma. E allora quali sono i tuoi progetti futuri?

“Potrei anche fare un nuovo tour, ma voglio farlo molto più strutturato. Non voglio distruggermi di nuovo. Ci vorrei costruire qualcosa sopra. Ho avuto molte proposte di documentari e altro. Potrebbe essere una forma di protesta, di esperimento sociale. Se lo faccio ci deve essere un progetto sotto. Altri progetti? Voglio creare una linea di lingerie hard, sto valutando i sexy toys con l’idea di fare una linea tutta mia. Sto valutando tutte le situazioni per lanciare la mia idea di business”.

Grazie Paola per la disponibilità.

“Grazie a te”.

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