Cesare Carpegna a YSport: “Villeneuve e la Lancia? Vi racconto un aneddoto”

Cesare Carpegna, oltre ad essere l’amministratore dell’azienda R&D Motorsport, è anche un buon “lancista” e qui al Motor Show di Bologna mette in mostra le leggendarie Lancia in livrea Martini Racing, provenienti da una collezione privata; lo sponsor della Martini ha vestito le leggendarie Lancia Beta Montecarlo Turbo, e gli sportprototipi LC1 ed LC2 in pista, Delta e 037 nei rally, durante gli anni ’80.

Cesare, raccontaci un po’ la storia delle Lancia Martini che correvano in pista.

Iniziamo con la Beta Montecarlo Turbo che fu una delle auto più performanti della squadra corse Lancia: contese il titolo fino all’ultima gara alle mitiche Porsche, quando le Lancia erano in testa; arrivate alla bandiera a scacchi tutti urlavano campioni del mondo, ma in realtà le Lancia persero per un errore ai box, sul conteggio del distacco tra le Porsche e le italiane. La Lancia in quegli anni, apparteneva già al gruppo Fiat, infatti molte delle componenti della Beta Montecarlo derivano da rimanenze di fabbrica della Fiat, come si suol dire in Fiat non si buttava nulla. Ad esempio, i fanali posteriori sono del Ducato, le cerniere provengono dalla Ypsilon.

La Beta Montecarlo Turbo fu una delle auto più performanti della squadra corse Lancia, contese il titolo fino all’ultima gara con le mitiche Porsche, in cui le Lancia erano in testa; arrivate alla bandiera a scacchi tutti urlavano campioni del mondo, ma in realtà le Lancia persero per un errore ai box, sul conteggio del distacco tra la Porsche e le italiane. Tuttavia, è entrata comunque nella storia, per aver interrotto l’egemonia ventennale dei tedeschi con Porsche. Macchina bellissima, disegnata da Pininfarina, con progetti e concetti innovativi di aerodinamica con telaio progettato dall’ingegnere Limone, che fu anche poi, il papà della 037.

La LC1 venne progettata dall’ingegner Dallara, focalizzando la progettazione sul fattore peso: il peso è di 665 kg con lo stesso propulsore della Montecarlo, per cui, basta una piccola sconnessione sull’asfalto e la bimba va su tutte le furie, innalzando, in casi estremi anche la carrozzeria completa. La vettura esposta ne ha passate di esperienze, tra Mugello e montagne giapponesi… E grazie alla disposizione del rollbar, salvò la vita ad uno dei piloti del team, dopo un’uscita di pista che proseguì per 400 metri.

Nel 1983, Lancia contrastò Porsche grazie ad un motore V8 di origine Ferrari e la supervisione di Abarth, che applicò due turbine KKK sulla nuova ‘sportprototipo’ adesso ‘chiusa’: la LC2. In grado di raggiungere i 1000 cv, è stata una delle macchine più belle realizzate in Lancia”.

Si ricorda qualche curioso aneddoto storico legato a queste vetture?

“Durante una giornata di prove a Fiorano, si presentò Gilles Villenueve (pilota Formula 1 in quegli anni) chiedendo se fosse possibile provare la Beta: i meccanici dissero che non avevano un sedile adatto per la sua statura, ma lui fece ugualmente qualche giro e al quinto segnò il record in pista, in quella giornata di prove. Tutti gli altri piloti Lancia ufficiali rimasero stupiti, perché non si aspettavano che Villenueve sarebbe stato capace di fare ciò in così poco tempo”.

Nella categoria della Beta (silhouette), vi erano restrizioni per quanto riguarda l’elaborazione delle auto?

“C’era un regolamento di gara: tutte le macchine dovevano assomigliare alle versioni di serie da cui derivavano, con peso proporzionato alla cilindrata”.

Quindi, i vistosi allargamenti, le ridefinizioni del paraurti, le mingonne, gli stravolgimenti della carrozzeria diciamo, erano possibili in quanto vi era un minimo di libertà progettuale?

“Sì, però il disegno originale doveva essere mantenuto”.

Lei vede la possibilità, da parte di Lancia, adesso nel gruppo FCA, di far emozionare migliaia di appassionati come una volta? Con un ritorno alle corse magari?

“Io penso che i marchi storici come Lancia, Alfa Romeo, la stessa Fiat, Ferrari, Maserati, Lamborghini, sono un patrimonio unico di esperienze e tecnologie, e sicuramente il gruppo FCA cercherà di salvare un brand e un patrimonio, anche con lo sviluppo dell’Heritage (divisione FCA dedicata alla conservazione delle auto storiche) , che ad esempio ha ripristinato un LC2 pochi giorni fa. Molti dicono, prima o poi tornerà a vivere questa Lancia.

Adesso c’è esposta qui al Motor Show la nuova Lancia Ypsilon, ed è rimasto solo un unico modello, solo per l’Italia, difatti l’hanno chiamata ‘Unica’ e penso che sia un punto di partenza e non un punto di arrivo, almeno si spera. Questa è la mia opinione personale e si spera tanto che FCA riprenda a produrre con Lancia, come sta facendo con Alfa Romeo, riportandola ad esempio in Formula 1: bisogna riportare questi marchi nel loro habitat naturale, che sono le corse ,in particolare i Rally per Lancia.

Tutti, per esempio, sanno che cos’è la Delta. La Delta ha rappresentato l’unica casa automobilistica che ha vinto sei volte consecutive il Mondiale Rally. Questo è il mio modestissimo parere da povero appassionato”.

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