Il campione, il genio, il mito. Diego Armando Maradona: lo spirito protettore di un popolo

Il Campione

Un campione è abbastanza agevole definirlo, oltretutto ne girano moltissimi. Nel mondo del calcio, ad esempio, è un campione un giocatore che, grazie al suo contributo, permette di far vincere un campionato al suo club. Se poi permette di raggiungere risultati internazionali alla sua squadra, il campione, oltre a condividere i titoli blasonati con i suoi compagni, può ricevere anche ambitissimi premi calcistici individuali, come il pallone d’oro, che lo lanciano nell’Olimpo del suo settore. In taluni casi, se non dovesse bastare neanche il riconoscimento calcistico, arriva in aiuto quello della lingua, che ci permette di ricorrere ai superlativi, e così i nostri campioni diventano dei campionissimi, o dei fuoriclasse.

Il genio

A volte, anzi spesso, i campioni hanno anche una componente di genialità. Il genio, è noto, è una naturale attitudine a fare molto bene qualcosa di positivo, come accade a chi ha il genio per gli affari, per la musica, per la pittura, o di negativo, come accade al genio del male, o degli intrighi e così via.

Diego Armando Maradona è certamente un campione, e nessuno al mondo può dubitare di ciò. Egli è anche un campione dotato di genio, si, proprio così, un genio del pallone. Non solo perché, come diceva lui, “basta che io veda un pallone, anche se sono vestito di bianco e lui è sporco di fango, io comincio a giocare”, ma perché lui e la sfera da calciare erano complementari, così come lo è Dante Alighieri con i versi o Borges con i racconti.

In realtà Maradona è qualcosa di più di un campione e di un genio come lo abbiamo inteso sopra. Egli è un vero e proprio nume tutelare, il genio di un luogo, il luogo dove il pibe de oro ha saputo porre sotto la sua protezione un intero popolo, presiedendo persino il destino dei suoi uomini, dalla loro nascita alla loro morte. Basta guardare le interviste di queste ore rilasciate da tanti giovani napoletani che Maradona lo hanno visto giocare solo sui video di YouTube. Parlavano di lui perché il loro nume tutelare era entrato a fare parte della cultura e dell’immaginario collettivo del popolo Partenopeo. Genius loci, dunque, ma anche genius familiaris.

Il genio, si diceva, può essere tale nel bene e nel male e, forse, non mancheranno narrazioni sulla sregolatezza dell’uomo Maradona, sui suoi problemi, i suoi errori, quasi a ricordare che il genio deve essere irreprensibile nella sua condotta. Ma la storia dell’uomo, anzi del genio, presenta moltissimi casi negativi, di quelli che ci ricordano proprio la loro fragilità umana, la stessa fragilità che, probabilmente, permette al genio di ricordarsi che è parte del popolo di cui è guida o ispirazione.

Maradona e l’arte di arrangiarsi dei napoletani

Forse non è stato complicato per quel bambino nato alle periferie di Buenos Aires, arrivato alla vetta del calcio mondiale, abituarsi a una dei tratti caratteriali del suo popolo, l’arte di arrangiarsi, una delle tante caratteristiche del popolo partenopeo, come sosteneva Luciano De Crescenzo. L’arte a cui ricorrevano molti napoletani quando dovevano comprare il biglietto, magari rinunciando a qualcosa, per trascorrere allo stadio San Paolo 90 minuti in compagnia delle prodezze del proprio nume. E chissà quante rinunce hanno fatto quei genitori andando a Monaco di Baviera per la partita di coppa Uefa, pur di assistere a uno spettacolo che il pibe de oro regalò loro già prima del fischio di inizio che regalò la felicità a tutti i presenti e non solo.

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Il ritmo di Maradona e la felicità di un popolo

La felicità può essere vista come l’abbandonarsi ad un ritmo, proprio come quel ritmo che il pibe de oro riusciva a dare durante una partita, o fuori dallo stadio, quando si metteva a palleggiare con i ragazzi per le strade. Con il suo ritmo è riuscito a dare la felicità a un intero popolo. Esiste una risonanza negli esseri umani tali per cui gli occhi si aprono tutti insieme anche su campi differenti. Ecco cosa ha fatto Diego Armando Maradona per il calcio partenopeo e mondiale, ha aperto gli occhi di tutti e ha permesso a un intero popolo di credere che poteva vincere. Vincere nella vita, non solo uno scudetto o una coppa.

La telepatia: dalla fisica quantistica al mito di Maradona

Il legame che Maradona ha stabilito con il suo popolo è quella che i fisici chiamano relazione di fase. Essa può connettere tra di loro oggetti distanti nello spazio e nel tempo e Diego lo aveva fatto. La fisica insegna che un rapporto basato su tale tipo di relazione potrebbe essere, ad esempio, un rapporto telepatico. Se si è in rapporto telepatico con una persona anche distante migliaia di anni luce, la trasmissione del pensiero avviene istantaneamente. Ecco perché il nume tutelare diventa mito e resterà sempre con il suo popolo.

L’ultimo saluto a D10S della Bombonera. Il popolo di Buenos Aires, il popolo del Boca.

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Ernesto D’Avanzo insegna intelligenza artificiale e digital and social innovation. Svolge la sua attività, con diversi gruppi di ricerca, in Italia, Spagna, Gran Bretagna e Israele. Nel settembre 2018 ha fondato Y Media Analytica, una startup che applica metodi analitici nell’ambito dei social media.