Federico Buffa racconta: “Superclasico, Pallone d’Oro 2018, Avellino e Atalanta”

Stavo fumando la mia classica sigaretta pre intervista sapendo che questa non sarebbe stata come le altre. Lui mi aspettava già dentro, all’Hotel Ariston, dove con Pietro avevamo appena allestito il set.

Mi fa “Piacere, Federico”, lo so già chi sei, ho tutti i tuoi libri, cazzo. Ti seguo da quando commentavi il basket, passando per Storie Mondiali, fino agli innumerevoli video dei tuoi monologhi rintracciabili sul web. L’ultima volta che ti ho visto avevi strappato dieci minuti di standing ovation al Festival dello Sport per lo spettacolo su Alì. Insomma, i convenevoli non servono. Per questo mi è venuto spontaneo il “ti do del tu, Fede. Siediti qui“. Spero l’abbia presa come una sintesi di tutto ciò che ho pensato in quel momento.

Neanche il tempo di pensarci su più di tanto e siamo già seduti sul divano a parlare di calcio, come se ci conoscessimo da chissà quanti anni. Si passa da River-Boca, il Superclasico, al Pallone d’oro, a Luka Modric e un simpatico siparietto su Raphael Varane. Fino alle nostre comunità delle realtà di provincia, come Avellino e Bergamo. Poco tempo a disposizione, altrimenti saremmo andati avanti all’infinito.

Ebbene, l’effetto che mi ha fatto è stato lo stesso che mi fa davanti allo schermo di un pc o alla tv. Rimani incantato ad ascoltarlo, tra digressioni storiche e citazioni improbabili di un uomo che conquista qualsiasi palcoscenico con la sua ars oratoria. Ammetto che l’emozione mi ha tradito e non è stata di certo una delle migliori performance. Ma vabbè. Il suo pubblico, dice lui, sono “maschi tra i 20 e i 30 di famiglie italiane medio-benestanti con passione per lo sport americano”. Felice di farne parte. Fede ha conquistato anche YSport Italia. Un piacere averlo avuto ai nostri microfoni.

Intervista realizzata da Aldo Pio Feoli e Pietro De Conciliis

FEDERICO BUFFA RACCONTA IL SUPERCLASICO E IL PALLONE D’ORO

“Il Superclasico? È un argomento difficilissimo. Io cito il titolo del Clarin: Siamo una Nazione di infermi mentali, che esattamente quello che dice Esteban Cambiasso. Ma come, ci guarda tutto il mondo come forse non ci guardava dai tempi dello storico Mondiale di Maradona e noi ci comportiamo così. Era evidente che sarebbe successo qualcosa dopo la partita dell’andata, non sono in grado di gestire la situazione, non è controllabile quella degli Inchadas argentini, non sapevano come prevenire il tutto. Ora, con ogni probabilità subiranno l’umiliazione di giocarla ad Asuncion in Paraguay, o addirittura si parla di Genova, che si è proposta.”

Genova è una città con due squadre, con la curva doriana che è intitolata ad un argentino, Tito Cucchiaroni, e il Genoa che ha da sempre un’amicizia con il Boca, visto che è la squadra degli Xeneizes. Tanta Italia e tanta xeneizesità in Argentina e viceversa, ma chi se la sentirebbe? Il Ministro dell’Interno, con i problemi che abbiamo già, direbbe: mi portate questi qui? E poi arriverebbero, perché gli argentini non si fermano davanti a niente. Sarebbe un’emigrazione di ritorno, sarebbe fantastico ma non credo sia plausibile. Ma ancora una volta, come dice Cambiasso, gli argentini hanno perso una grande occasione.”

“Messi e Cristiano Ronaldo? Sicuramente saranno identificati come i duellanti, hanno vissuto 10 anni straordinari. Trovo eccitanti, nella loro rivalità, che siano due esseri umani completamente opposti, hanno in comune soltanto un’origine abbastanza umile. Io credo che sia una scelta fatta preventivamente. Nessuno dei giocatori che vincerà il Pallone d’Oro 2018 è realmente più forte di loro, ma era quasi fisiologico che nell’anno in cui c’era la possibilità di pensare altrove, si va altrove. Se i tre in lizza sono Modric, Varane e Mbappè, non posso pensare che la comunità del calcio pensi di poter dare il Pallone d’Oro a Varane e di tener fuori Messi e Cristiano Ronaldo. Per quanto riguarda gli altri due, credo che Mbappè li vincerà in futuro, ma secondo me testa e spalle su Luka.

Luka Modric ha fatto una stagione meravigliosa, ha una continuità mentale, un’intelligenza che attualmente nel calcio non c’è. È il giocatore dell’anno, è stato l’anima di due squadre eccezionali: di un Real che ha vinto di nuovo la Champions League e di una Croazia che è arrivata a 90 minuti dal vincere un Mondiale. Varane come Cannavaro? Varane è nel Madrid e ha vinto Champions e Mondiale, quindi è il più vincente dei tre in teoria, ma il Pallone d’Oro dovrebbe essere dato ancora al più forte.”

FEDERICO BUFFA RACCONTA L’AVELLINO IN SERIE A

“Sono talmente colpito dall’Avellino che recentemente ero in provincia di Avellino per un evento e ho chiesto di poter andare a vedere il Partenio, che io avevo sempre visto in televisione. Un campo che mi era sempre sembrato ostile, difficile per le altre squadre, con l’Avellino che in casa giocava delle partite da Athletic Bilbao, come entrare al San Mamés. Ed è vero, c’è stato un momento in cui l’Avellino è stato un simbolo della provincia del Sud Italia organizzata bene. Ricordo i giocatori che venivano da fuori, che avevano la grande capacità di capire dove erano finiti. Direi che di sudamericani ne hanno presi tanti e forti, tutti si ricordano di Juary, ma ce ne sono vari altri (Ramon Diaz e Barbadillo, ndr). Sorprendente come questi sudamericani si sentissero a casa loro in pochi minuti”.

FEDERICO BUFFA RACCONTA ZICO

“Ci sono dei misteri nelle storie italiane. Come Zico che si trova benissimo a Udine, un carioca in una città con temperature da meno cinque per tutto l’inverno, adesso la terra s’è riscaldata. Lui era felice di stare lì. Faceva delle cose che i friulani non avevano mai visto, ma non solo tecnicamente. Diceva ad esempio “oggi la traversa mi sembra più alta perché io non prendo mai la traversa” ed effettivamente era più alta di due centimetri. Mi dice sempre Leonardo de Araujo (direttore tecnico del Milan, ndr) “se tu hai giocato con Zico hai un’altra visione del calcio”. Il nome è Arthur che diventerà Arthurzinho, poi Zinho, e Zico. Questo qui era un bambino filiforme che faceva fatica, era fragile. La più storica vittoria del Mondiale dell’82 è la partita vinta contro il Brasile, lì ancora non ci credono alla nostra vittoria.

FEDERICO BUFFA RACCONTA L’ATALANTA DI GASPERINI

“Ho un’enorme simpatia per l’Atalanta di Gasperini. Se l’Atalanta avesse tenuto i giocatori che ha creato in questi anni e li avesse avuti a disposizione nel momento della loro maturità, avrebbe lottato per la Champions. Per risultati Gaetano Scirea è il più grande giocatore che sia uscito dal vivaio dell’Atalanta. È un vivaio eccezionale. C’è qualcosa nell’acqua. Hanno un modo di creare il mondo giovanile eccezionale. Mi ricordo di aver chiesto una volta a mister Gasperini come mai i suoi giocatori siano così fisici. Lui mi ha dato una risposta generica. Ma uno di quei giocatori mi ha confidato che loro si allenano facendo pesi fino a pochi minuti dall’inizio dell’allenamento. Alzano il livello di adrenalina. Quando vanno a giocare in altre squadre spesso si infortunano, non riescono a tenere il livello spaventoso dal punto di vista fisico con cui erano abituati”.

FEDERICO BUFFA SI RACCONTA

“Certe volte i bivi sono involontari, è un lancio di moneta. Non sono molto coraggioso, tendo a scegliere la strada che sembra più sicura, sbagliando anche tante volte. Forse è il rimpianto principale della mia vita, di non essere stato coraggioso davanti ai miei bivi presi nell’altro senso. Ma se mi lamentassi della mia vita mi autorizzerei a trattarmi male”.

Direttore Responsabile YSport Italia. Inguaribile romantico calcistico. Avellinese doc. Nato in una terra dal buon cibo e, soprattutto, dal buon vino.