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Azzurri, adesso sì!

Azzurri, adesso sì!

17 novembre 2017 – 18 novembre 2019. Sì, sono passati solo (si fa per dire) due anni. Due anni fa si è assistito a quello che è stato definito da tutti come il punto più basso della storia della Nazionale di calcio: la non qualificazione al Campionato del Mondo di Russia 2018.

Un’assenza, quella degli Azzurri, che hanno avvertito in tanti: noi tifosi italiani, in primis. Lo scotto di quella delusione è stato pagato da tutte le componenti del nostro movimento calcistico. Negli ultimi anni ci eravamo abituati a vedere un’Italia senza favori del pronostico, un’Italia che ha spesso ottenuto risultati scadenti, un’Italia mediocre sotto il punto di vista del gioco.

Quello di cui nessuno ci ha mai privato, però, è l’emozione di vedere la maglia azzurra rappresentarci in campo internazionale, in quelle manifestazioni calcistiche che da sempre uniscono tutto il popolo italiano. Siamo sempre stati aggrappati al nostro blasone, alla nostra tradizione, alla consapevolezza del fatto che la nostra Nazionale, seppur limitata sotto il profilo tecnico, avesse qualcosa di speciale. La Svezia ci ha tolto anche questo: la vana speranza di vedere gli Azzurri calcare determinati palcoscenici.

Abbiamo toccato il fondo, e da quel momento in poi si poteva solo risalire. La rifondazione del gruppo è stata affidata ad un uomo dalla grande esperienza: Roberto Mancini. A lui l’arduo compito di risollevare un movimento calcistico depresso, di dare una nuova identità ad un collettivo di difficile composizione. Il Mancio, nonostante non sia stato fatto ancora niente, ci è riuscito alla grande; è ripartito dalle basi. Non ha modificato i punti fermi del gruppo: si è concentrato, come in molti chiedevano da tempo, sul contornarli di giovani dalle belle speranze, che giocano divertendosi e con la voglia di spaccare il mondo. Quello che poi alla fine contraddistingue questo splendido periodo della vita di un uomo.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia è ripartita alla grande: a confermarcelo sono i numeri. Buonissimi risultati nelle amichevoli, un posizionamento accettabile nella Nations League e, soprattutto, primo posto a punteggio pieno nel girone di qualificazione a Euro 2020. Di certo, gli avversari trovati sul cammino non sono stati di pregiata caratura; tuttavia, essersene sbarazzati in scioltezza, con idee e trame di gioco a tratti spettacolari, hanno restituito un minimo di consapevolezza in più a questa Nazionale. Una Nazionale, il cui futuro sembra essere roseo, data la presenza di giovani talenti che sono destinati ad esplodere: basti pensare ai vari Meret, Donnarumma, Romagnoli, Di Lorenzo, Barella, Sensi, Tonali, Pellegrini, Zaniolo, Chiesa, già capaci di incidere (e non poco) negli equilibri delle loro squadre di club.

Il cammino che porta ai Campionati Europei di giugno è ancora lunghissimo. Ci si rivedrà a marzo, quando si spera che l’Italia affronterà, seppur in amichevole, avversari con i quali poter testare il proprio livello di preparazione e la propria maturità rispetto a determinate sfide. Il primo tassello è stato inserito: questa qualificazione dovrà essere un punto di partenza. Le basi su cui lavorare ci sono. A Roberto Mancini va il merito di averle rafforzate nel miglior modo possibile.

È importante arrivare all’appuntamento che conta come si deve: pronti, determinati e, soprattutto, con la consapevolezza di poter essere protagonisti. Perché si sa, gli italiani sono un popolo di sognatori. La nostra storia e la nostra tradizione ci impongono di crederci e di sperarci. A noi non basta partecipare, noi vogliamo vincere.

Francesco Rosa

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